Avete mai provato ad affrontare un uomo che tenta insistentemente di infilarvi la lingua in bocca senza che lo abbiate autorizzato a farlo?
Poteste mettervi a ridere, tentando di sdrammatizzare la cosa, magari offrendo all'insolente qualcosa da bere facendogli intendere che più tardi sarete molto accondiscendenti con lui. Sfruttereste l'arte dell'inganno, della manipolazione.
Oppure potreste drammaticamente sganciargli un ceffone col rovescio della mano. Mostrandovi sdegnose, indispettite.
In ogni caso, se siete Shouye, dovrete cavarvela da sole. Certo, potrebbe arrivare qualche inaspettato cavaliere, deciso a ripulire l'onta del gesto, ma sarebbe comunque ispirato dalla vostra posizione sociale, dalla vostra bellezza, piuttosto che dall'amore che nutre per voi.
Una Shouye non appartiene a nessuno, non può essere reclamata da nessuno.
A volte, quando sono raggrumata in un bozzolo di sofferenza, desidero con tutta me stessa che arrivi qualcuno, mi prenda il volto tra le mani e mi sussurri: 'Piccola, ci sono qua io, andrà tutto bene'.
Ed invece, devo sollevarlo da sola il capo. Guardare verso i quattro punti cardinali. Nella mente una chiara visione del sistema solare. Il Verse.
Immenso. Ed io mi sento così piccola. Eppure devo affrontarlo, la faccia contro il vento. Forse cambiando la visuale dalla quale di solito osservo le cose.
Perchè generalmente do, concedo, dono. Perchè così deve essere. D'ora in poi prenderò. Assimilerò.
sfrutterò ogni occasione per cercare di cambiare le cose. Di cambiare la mia vita.
Se si è vuoti dentro, non si sta in piedi. Devo riempirmi in qualche modo, e se non posso essere piena d'amore dovrò sostituire questo inutile sentimento con qualcosa di più tagliente, di solido.
Modificarsi per non soccombere.
mercoledì 12 dicembre 2012
sabato 24 novembre 2012
Bernardo
Il Dottore spesso visita i sogni di Dhemetra, lascia pensieri inquietanti, occupa i suoi spazi notturni saturandoli di incubi che rasentano la realtà. Uno di questi è rimasto incastrato nel suo cuscino proprio la sera prima.
Il fedele cane gli si accoccola affianco e il dottore lo cinge con il braccio.
<uccideresti mai un bambino?>
mormora tra sè e sè, le labbra si serrano e lo sguardo cerca qualcosa nel cielo, forse una risposta.
Dopo qualche minuto, riprende a parlare.
<credo che tu sia piuttosto fortunato Cane>
L'animale alza leggermente il testone e guarda il padrone.
<non hai pensieri complessi, le tue relazioni sociali sono semplici, hai chi provvede al tuo sostentamento>
Il dottore fa qualche carezza sul muso del bloodhound, fissando un punto imprecisato.
<non hai affanni, se ti ammali non ti intristisci, se devi morire lo fai da solo, in un angolo, in silenzio>
Sta ricordando qualcosa di poco allegro ed il cane appoggia il muso sul petto del dottore, come se avesse il potere di sapere sempre cosa passa nella testa del suo padrone, come se avesse l'assoluta consapevolezza istintiva di ciò che deve fare quando il padrone sta male.
<non so perchè ho così paura di andarmene>
Aggrotta la fronte in uno sforzo cognitivo
<ho la sensazione di aver buttato via molti anni della mia vita, anni che vorrei non aver speso sapendo l'esito infruttuoso dei miei tentativi di guarire>
Deglutisce; poi un rumore di fronde agitate lo distrae, afferra il mantello del cane... fino a quando non vede un uccello notturno che esce in volo e si allontana dall'albero.
<forse non voglio soffrire, in effetti sono stanco di soffrire; per tenere salda la poca voglia di vivere che ho devo cercare attività divertenti sul lavoro, attività eccitanti, che stimolano la mia fantasia>
Si blocca mentre sta per dire qualcos'altro, sposta la testa di lato.
<uccideresti mai un bambino?>
mormora una seconda volta
<caro Cane, se tu avessi visto quel che ho visto io, quando ho provato gli effetti di quella sostanza... sono turbato, ma questo tu lo sai già>
Dona qualche colpetto al fianco possente dell'animale, che emette un suono basso: si sta rilassando.
<non sono riuscito a dire a Dhemetra cosa ho visto, non ne ho avuto la forza, nemmeno con lei, che è ciò che più ho di caro in tutto questo... grigio che mi circonda. Visioni orribili di ciò che sono, di ciò che potrei fare senza troppi sforzi>
Il cane alza il testone in reazione a qualche suono che Bernardo non può sentire, poi torna a riappoggiarsi al petto del padrone.
<e quel nome, che mi perseguita>
Inspira profondamente.
<e lei cosa ci guadagna, Mago Serpente?>
Sorride posandosi la mano libera sulla fronte, a peso morto.
<l'immortalità, l'eterna giovinezza... allontanare di qualche anno la falce oscura>
Una lacrima sfugge al suo controllo, scende lungo le rughe della guancia e cade su uno stelo, piegandolo.
<Cane, amico mio, io sono esattamente ciò che credo di essere, non sei forse d'accordo?>
Gli occhi profondi dell'animale ruotano per in quadrare il volto del padrone.
Cane tiene lo sguardo sul dottore per lunghi istanti, poi sospira e si gira dall'altra parte.
lunedì 22 ottobre 2012
Clarity of Vision
Mi alzo lentamente dal letto e la prima cosa che percepisco è un vibrare sordo sotto i piedi, sento il rollio dei motori. Mi trovo nella cabina passeggeri della Almost. Ci vuole un attimo perchè mi schiarisca le idee. Ho ancora la faccia stropicciata dal sonno. Ovviamente non sono sola. A poca distanza da me, nel suo letto Bernardo sta dormendo ancora di gusto. Devo fare piano per non svegliarlo. Il locale è spartano ma non ci hanno di certo lesinato le comodità. Devo ricordarmi di ricompensare Jack per il servizio che mi ha reso.
Mi sposto nel bagno, avvolgendomi nella mia lunga vestaglia, per sistemarmi e vestirmi lontano da sguardi indiscreti, per quanto lo sguardo di Bernardo non mi disturberebbe affatto in questo momento. So che è un pensiero stupido, ma mi piacerebbe se potesse vedermi come sono alla mattina, la vera me, senza trucco ed abiti di lusso. Solo Dhemetra, questo posso concederglielo, questo vorrei offrirglielo.
Lo specchio mi rimanda l'immagine di un volto troppo giovane, a volte quasi inadeguato al mio incarico. Eppure quante vite ho percorso, quanti mondo ho visitato, come mi suggeriva proprio Bernardo ieri sera. Non appartengo a niente e a nessuno, allo stesso tempo sono schiava della mia condizione. Eppure si è aperto uno spiraglio nel quale mi sono insinuata con piacere.
La possibilità di percorrere il cammino assieme ad una persona alla quale tengo molto. Quella persona sta dormendo nella stanza accanto, forse ignara dei miei turbamenti, sicuramente coraggiosa nell'essersi aperta con me in merito a ciò che prova per me. E' molto difficile per una Shouye essere presa sul serio. Una Shouye non può appartenere a nessuno, ma è proprio questa la cosa bella, mi pare di aver capito che Bernardo abbia accettato questo fatto, spero lo abbia fatto...lo spero di cuore.
Spero di potergli offrire ciò di cui ha bisogno e allo stesso tempo mi auguro di riuscire a strappargli una parvenza di tenerezza nei miei confronti. E' innegabile che io e lui abbiamo molte cose in comune pur
essendo essenzialmente diversi, siamo due mondi da esplorare. E' un pensiero piacevole. Tranquillizzante ed al tempo stesso eccitante.
La verità è che non abbiamo bisogno di nascondere l'uno all'altro l'indifferenza con la quale prendiamo la vita. Accettiamo entrambi ciò che ha da offrire senza troppe aspettative.
In effetti ancora non lo conosco bene, non so realmente se dietro questo cinismo si nasconda qualcos'altro, forse delusione, forse amarezza. Se avrò il coraggio glielo chiederò.
Sosto di fronte al portellone del bagno comune, la mano appoggiata alla fredda paratia. Sono di nuovo Miss Ross,ora. La tentazione sarebbe quella di andare a svegliare Bernardo, sedermi sul letto accanto a lui ed accarezzargli le rughe che gli solcano il volto. Non lo farò, lo so già. Esco dalla porta e mi dirigo in cambusa.
Mi sposto nel bagno, avvolgendomi nella mia lunga vestaglia, per sistemarmi e vestirmi lontano da sguardi indiscreti, per quanto lo sguardo di Bernardo non mi disturberebbe affatto in questo momento. So che è un pensiero stupido, ma mi piacerebbe se potesse vedermi come sono alla mattina, la vera me, senza trucco ed abiti di lusso. Solo Dhemetra, questo posso concederglielo, questo vorrei offrirglielo.
Lo specchio mi rimanda l'immagine di un volto troppo giovane, a volte quasi inadeguato al mio incarico. Eppure quante vite ho percorso, quanti mondo ho visitato, come mi suggeriva proprio Bernardo ieri sera. Non appartengo a niente e a nessuno, allo stesso tempo sono schiava della mia condizione. Eppure si è aperto uno spiraglio nel quale mi sono insinuata con piacere.
La possibilità di percorrere il cammino assieme ad una persona alla quale tengo molto. Quella persona sta dormendo nella stanza accanto, forse ignara dei miei turbamenti, sicuramente coraggiosa nell'essersi aperta con me in merito a ciò che prova per me. E' molto difficile per una Shouye essere presa sul serio. Una Shouye non può appartenere a nessuno, ma è proprio questa la cosa bella, mi pare di aver capito che Bernardo abbia accettato questo fatto, spero lo abbia fatto...lo spero di cuore.
Spero di potergli offrire ciò di cui ha bisogno e allo stesso tempo mi auguro di riuscire a strappargli una parvenza di tenerezza nei miei confronti. E' innegabile che io e lui abbiamo molte cose in comune pur
essendo essenzialmente diversi, siamo due mondi da esplorare. E' un pensiero piacevole. Tranquillizzante ed al tempo stesso eccitante.
La verità è che non abbiamo bisogno di nascondere l'uno all'altro l'indifferenza con la quale prendiamo la vita. Accettiamo entrambi ciò che ha da offrire senza troppe aspettative.
In effetti ancora non lo conosco bene, non so realmente se dietro questo cinismo si nasconda qualcos'altro, forse delusione, forse amarezza. Se avrò il coraggio glielo chiederò.
Sosto di fronte al portellone del bagno comune, la mano appoggiata alla fredda paratia. Sono di nuovo Miss Ross,ora. La tentazione sarebbe quella di andare a svegliare Bernardo, sedermi sul letto accanto a lui ed accarezzargli le rughe che gli solcano il volto. Non lo farò, lo so già. Esco dalla porta e mi dirigo in cambusa.
giovedì 20 settembre 2012
Non si avvidero di nulla....
E' vero, continuo a vivere come se tutto fosse normale, come se le cose continuassero ad andare come prima. Gli odori, i colori, sono sempre gli stessi. Identico è il panorama quando scruto fuori dalla finestra. Il sapore del bacon a colazione non è mutato (forse il mio colesterolo si, dovrei provare uno di quegli aggeggi da polso della BS, quelli che ti dicono quando stai per morire). Passo il mio tempo osservando, analizzando, facendo ipotesi, dipanando problemi complessi. Poco mi soffermo sulle banalità di un semplice tramonto visto da Carpathia Squeare, è una vita che non lo faccio, intendo andare in piazza al tramonto a guardare il mare. forse perchè è un mare morto...nero. Come l'ala venefica che si sta allargando sul Verse, lenta ed inesorabile. Judas la definisce una peculiarità imprescindibile dell'uomo, io la chiamo solo Violenza. Morte.
Non la puoi arrestare, questa è la mia convinzione. Posso fingere di provarci, questo si.
Non la puoi arrestare, questa è la mia convinzione. Posso fingere di provarci, questo si.
martedì 28 agosto 2012
Dietro il volto nobile
Divin Marchese
si cela un angelo biondo
che ghiaccia i cuori
sprezzante la bellezza
dal di fuori
nasconde la scaltrezza
dei suoi amori
la voglia di violare un altro corpo
la sadica promessa di un amplesso
godimento o crudeltà... sono parole
che tradotte nel tuo gergo significano... amore
con baci o con la frusta
coi fatti e le parole
del godimento puro
vuoi essere il padrone
signore e servo sei dell’altrui piacere
niente può fermarti senza cadere
nell’intrigo
delle promesse dei tuoi lazzi
nel plagio dei sensi
vorrei fluttuare
schiava dei tuoi umori vorrei annegare
cambia la maschera diavolo biondo
se sei capace
lascia gli artigli ad un altro rapace
scegli di essere raffinato e fiero
lascia il marchesato
e diventa guerriero.
lunedì 27 agosto 2012
Corri, il sangue che pompa veloce, corri ancora più forte, non fermarti, forse riuscirai a seminarli.
A lasciarti alle spalle ogni tipo di apparenza, a riguadagnare il controllo della tua vita. Quando corri sei solo te stessa, gareggi contro i tuoi limiti, li superi, gli fai mangiare la polvere. Braccia che si muovono in modo costante, per mantenere il ritmo, muscoli sciolti ma tesi nell'attività.
Sei uno spettro che si sposta veloce tra la gente, un ombra inafferrabile. Ma sei pur sempre una donna,
fragile eppure temuta. Troppo.
Se non puoi spogliarti delle idee preconcette che gli altri ti hanno incollato addosso, adotta un'altra strategia: ammantatene come se si trattasse di un mantello prezioso, come di una stola tempestata di diamanti.
Brilla per ciò che sei, lotta per ciò che vuoi, sii felice di ciò che fai.
sabato 25 agosto 2012
Sei tornato come te ne sei andato, in silenzio. Una folata di vento artico sulla nuca e sei di nuovo di fronte a me. Non importa che il tuo volto sia solcato da una cicatrice, non importa che i tuoi occhi incutano terrore e obbedienza. Io ho visto solo l'impudenza sul tuo viso, un sorriso sornione che mi ha allagato il cuore. La mia memoria è stata inondata dal tuo sorriso, dalla tua dolce ironia. Doni preziosi che mi hai regalato concedendomi una fiducia che non avrei mai pensato di meritare.
Avevo appena iniziato a respirare di nuovo, credevo di potercela fare senza di te, ed ora l'equilibrio amaro sul quale poggiava la mia vita si è disciolto.
Ricordo ogni sfumatura dei tuoi occhi brinati, Ogni lettera insanguinata incisa sul tuo petto. Mi stai servendo su un vassoio d'argento il cibo necessario per prolungare la mia agonia.
Spero che tu non venga portato via di nuovo, anche se, la caccia, porta spesso i lupi lontano.
Non ho il coraggio di sperare, posso solo chiudere gli occhi e pregare che domani il vento soffi alla mia porta.
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